Oggi vorrei segnalarvi un articolo pubblicato dall’inglese BBC: Russia’s economic might: spooky or soothing?
... Le vendite al dettaglio nel Paese sono salite al 13% l’anno scorso, ben avanti del resto di Europa…
... Nel corso di appena quattro anni, il Pil russo si è triplicato, da 345 miliardi di dollari nel 2002 a 984 miliardi di dollari nel 2006 e l’economia ora sta crescendo al 7% annui – dal meno di 5% di quattro anni fa…
Potete immaginarvi adesso la curva della crescita economica riportata giù nel grafico che nel 2005 ha appena toccato 350 miliardi di dollari.

Fonte: BBC - Russia Key facts del 2005

Fonte: BBC - Russia Key facts del 2005
E alla fine un articolo di Piero Sinatti pubblicato oggi su IlSole24ore.com che si chiama
Le Olimpiadi in Russia, un affare da 12 miliardi di dollari (per gli oligarchi russi)
Rappresenta una grande vittoria di immagine per la Russia e per il presidente Putin la scelta, come sede delle Olimpiadi invernali del 2014, di Sochi, la suggestiva località balneare e termale che si allunga per un centinaio di chilometri con tutta una serie di sobborghi e villaggi tra le rive del Mar Nero e le pendici dei monti del Grande Caucaso. Infatti, lo stesso presidente russo – appassionato sciatore – ha perorato a Città del Guatemala la candidatura di Sochi nella seduta conclusiva del CIO subito prima del voto finale.
Forte pressione
La pressione russa sul CIO è stata fortissima, a livello politico diplomatico, mentre sul versante interno i telegiornali quasi ogni giorno hanno promosso e magnificato, contro i critici, la candidatura di Sochi a sede olimpica. Per il presidente è diventata una sorta di scommessa personale, legata anche a un più complesso piano di sviluppo turistico del Paese, di cui Sochi è divenuto il progetto guida.
Da quattro anni il leader russo ha lavorato per assicurare all’intero “progetto Sochi” il sostegno finanziario e la partecipazione delle maggiori società russe, e degli oligarchi, all’iniziativa.
Gli oligarchi e Sochi
Infatti, già sul finire del 2003, Gazprom, futuro sponsor dei Giochi del 2014, riceveva in affitto per la durata di 49 anni parte di una vasta area pedemontana, Krasnaja Poljana – futuro teatro di una parte delle competizioni del 2014, a ridosso del grande parco-riserva naturale del Caucaso – per costruirvi un grande complesso sciistico-alberghiero destinato oltre che ai giochi al turismo di élite.
Una seconda località di prestigio, Roza-Khutor, veniva scelta per gli stessi fini dal Gruppo “Interros” di cui è presidente e maggiore azionista l’oligarca Potanin (nickel, metalli pregiati,media, legname).
All’affare olimpico-turistico partecipano anche “Millhouse Capital”, il gruppo finanziario industriale dell’oligarca Roman Abramovich; il gruppo “Basel” (Elementi base: attività principale l’alluminio) di cui è presidente e maggiore azionista Oleg Deripaska (originario della regione di Krasnodar’, in cui si trova Sochi) e infine la holding moscovita Systema (settore informatico, telefonia) dell’oligarca Evtushenkov.
Si calcola che gli investimenti “oligarchici” (escludendo Gazprom) nel “progetto Sochi” ammontino a un miliardo e mezzo di dollari, e forse anche più, considerando le spese per ingrandire e ammodernarne il vecchio aeroporto, di cui dovrebbe occuparsi Deripaska.
Si tratta di oligarchi considerati tra i più vicini (e ubbidienti) al Presidente. Infine, EES (il monopolio elettrico russo) e Gazprom assicureranno l’ampliamento delle reti elettriche e del gas nell’intera regione di Krasnodar’ (molto arretrata sul piano dell’edilizia abitativa e delle infrastrutture fondamentali, reti fognarie comprese). Saranno promossi investimenti nella rete ferroviaria e stradale.
Il costo
Il costo dell’operazione ammonta a 313 miliardi di rubli – più di 12 miliardi di dollari – di cui il 62% graverà sul budget del governo. Lo ha detto il ministro Gref, anch’egli presente a Città del Guatemala. Secondo lui, grandissima parte della spesa pubblica sarà recuperata dallo stato nel corso di un decennio grazie allo sfruttamento delle nuove strutture e alle relative entrate fiscali: circa 300 miliardi di rubli – ha detto. Cioè, tra gli 11 e i 12 miliardi di dollari.
Il “progetto Sochi” è parte di un più ampio disegno dell’amministrazione federale di dotare la Russia – dal Baltico al Mar Nero fino al Pacifico – di strutture turistiche di livello europeo, in grado di limitare il turismo russo all’estero, che sottrae tanta valuta al Paese, ed anche di attirare un gran numero di turisti stranieri.
Il lato oscuro di Sochi 2014
Gli ambientalisti russi e comitati locali denunciano gli aspetti negativi del progetto Sochi, contro cui hanno organizzato numerose manifestazioni nei centri interessati e nelle grandi città russe. Hanno pubblicato appelli, documenti e pamphlet (come “Il libro anti-candidatura”), promosso denunce alla magistratura. Ma il loro peso politico è irrilevante di fronte alla forza del progetto, appoggiato secondo i sondaggi dalla grande maggioranza dei cittadini.
Il progetto – sostengono gli ambientalisti – porterà “grandi denari” solo ai grandi investitori e schiaccerà le piccole aziende turistiche locali che organizzano il turismo montano e balneare , migliaia di famiglie le cui entrate provengono dall’affitto di stanze, piccoli appartamenti, piazzole per tende, piccole dacie ai turisti di fascia media e medio bassa. Così come saranno emarginate e distrutte altre attività legate a questo turismo (piccolo artigianato, piccola ristorazione, coltivazione di verdura e frutta in piccoli orti). Le recinzioni delle grandi aree riservate agli alberghi e alle strutture sportive elimineranno il cosiddetto “turismo selvaggio” molto praticato dai russi come trekking e campeggi liberi sul mare e in montagna.
Inoltre per far posto ai grandi complessi alberghieri e sportivi per i Giochi e per il turismo di lusso saranno espropriate, su decisione delle autorità locali e regionali, case, dacie e terreni di cinque villaggi e di due ex-sovkhoz, non si sa con quale indennizzo. E i loro abitanti saranno trasferiti. Dove, non si sa.
Per non parlare delle distruzione che il progetto prevede: dal taglio dei boschi alla deviazione di ruscelli e corsi d’acqua. Insomma, grandi saranno secondo gli ecologisti, i guasti per il paesaggio, la flora e la fauna di un ecosistema che nella Russia non ha pari.
Putin nel suo discorso ha assicurato più volte che tutti i vincoli ambientali e paesistici saranno non solo rispettati, ma anche rafforzati. Possiamo sperarlo?