Eni: Piebalgs, southstream è interesse Russia per UE

La creazione di una società per la progettazione del gasdotto South Stream da parte di Eni e Gazprom dimostra l’interesse della Russia per il mercato europeo e la nuova infrastruttura sarà un alternativa per le forniture energetiche di Mosca all’Europa.

È quanto ha dichiarato il commissario Ue all’Energia, Andris Piebalgs, commentando la notizia diffusa dall’agenzia di stampa russa Interfax che la firma dell’accordo tra Eni a Gazprom si terrà oggi a Mosca. ‘South Stream sara’ un’alternativa per le forniture russe all’Ué, ha detto Piebalgs, ‘e credo che dovremmo esserne contenti perche’ dimostra quanto buone è il mercato europeo e quanto è interessata la Russia, che altrimenti non sarebbe disposta a investire miliardi di dollari nel progettò.

Russia e Italia lavorano a partnership strategica

“Russia e Italia stanno costruendo un sistema di partnership strategiche nell’industria del gas che rispecchia la collaborazione già esistente tra Russia e Germania.

Vogliamo creare un business integrato che va dall’estrazione di gas naturale fino alle vendite ai clienti finali, passando per il midstream”. Lo ha sottolineato il portavoce di Gazprom, Sergei Kupriyanov, in una nota emessa a commento della la firma degli accordi per la realizzazione del gasdotto South Stream. “Gazprom ha firmato ieri una integrazione al Protocollo d’intesa già esistente con Eni relativa al progetto di gasdotto South Stream, segnando in tale modo un nuovo capitolo della cooperazione nell’industria del gas”, recita il comunicato, ribadendo che “l’integrazione riguarda la fondazione di una Spv (Special Purpose Vehicle) che realizzerà studi di fattibilità tecnica ed economica del progetto e ricerche di marketing entro la fine del 2008, nell’obiettivo di iniziare le forniture attraverso il gasdotto nel 2013”.

La nota precisa che “secondo quanto previsto dall’accordo firmato, la Spv prenderà avvio il 15 gennaio 2008. Kupriyanov ha aggiunto che ”l’implementazione di questo progetto è in linea con l’obiettivo della Commissione Europea di diversificare i percorsi di trasporto del gas per garantire forniture affidabili all’Unione Europea“.

Italia-Russia, maxi accordo sul metano per l’Europa

Prodi e Putin benedicono l’intesa Eni-Gazprom: il gasdotto passerà sotto il Mar Nero
Il premier italiano: “L’intesa rafforza la partnership strategica con Mosca”

E’ nata ieri a Mosca la società paritetica di progettazione South Stream spv (di diritto olandese) tra Eni e Gazprom, dopo mesi di difficili e complessi negoziati. South Stream è il gasdotto che allaccerà le pipeline della Russia all’Unione Europa, passando sotto le acque del Mar Nero.

L’annuncio, dato nella sede moscovita dell’Eni, in Bolshoi Levshinsky pereulok, ha preceduto di qualche ora la firma del protocollo d’intesa tra i rispettivi amministratori delegati dell’Eni, Paolo Scaroni, e di Gazprom, Alexei Miller: “Un importante e sostanziale contributo verso il rafforzamento della sicurezza di approvvigionamento energetico di tutta l’Europa”. Scaroni e Miller hanno fatto coincidere la firma dell’accordo con la visita lampo di Prodi che ha incontrato nel pomeriggio Putin. Dicono che Putin stesso abbia suggerito questa mossa. Sia il presidente russo che il premier italiano hanno commentato favorevolmente l’intesa, anzi, l’hanno enfatizzata.

Prodi, perché non solo “consolida la nostra partnership strategica” ma potrebbe essere il primo, concreto passo verso il rinnovo dell’accordo di partneriato strategico tra Russia ed Ue. Putin, perché dimostra quanto Russia e Ue siano sempre più interdipendenti, e quanto la Russia sia necessaria per l’economia europea: “Il nostro è un mercato aperto”.

Di tanto entusiasmo non vi è traccia, invece, a Bruxelles. Il commissario europeo dell’Energia, Andris Piebgals, ha palesato moderato gradimento: “Siamo contenti, sarà un’altra via di rifornimento per l’Unione. Prova come sia attraente il mercato europeo e come vi sia interessata la Russia”. Inglesi e francesi, stizziti e preoccupati, disapprovano l’ulteriore “apertura” italiana alla penetrazione energetica russa: temono l’irruzione incontrollata dell’Orso russo sui mercati europei. Il petrorublo spaventa la City londinese e inquieta la Bourse parigina. Accusano l’Italia di essere il “grimaldello” del Cremlino. Conscio di queste delicatissime implicazioni, Scaroni ha ammesso che la “benedizione” di Prodi e Putin è “auspicata”, ma ha aggiunto: “Chiediamo più di una benedizione, un accordo politico che porti poi Italia e Russia a lavorare insieme a tutti i Paesi interessati per consentire la realizzazione del gasdotto”. Una sorta d’appello all’Ue, un’implicita richiesta di collaborazione: “Un’infrastruttura del genere che attraverserà dai sei agli otto Paesi, richiede un intenso lavorìo diplomatico e commerciale”.

La nuova società avrà lo scopo di commissionare lo studio di fattibilità e commerciabilità dell’ambizioso progetto. Il gasdotto South Stream attraverserà il Mar Nero partendo dalla costa russa di Beregovaya: lo stesso punto da cui inizia un altro impianto “gemello” ma corto meno della metà, il Blue Stream, realizzato dalla Saipem, punta di diamante dell’Eni. Riemergerà in Bulgaria, dopo un percorso sottomarino di 900 chilometri, ed essere stato posato a profondità massime di oltre duemila metri. Tecnicamente, una gran bella sfida.

In termini finanziari, comporterà un investimento di almeno 15 miliardi di Euro. Ottenuti permessi e autorizzazioni, ci vorranno tre anni per la realizzazione. Dalla Bulgaria sono allo studio due percorsi: uno verso nordovest, sino in Germania; l’altro verso sud ovest, sino in Puglia. Il primo prevede l’attraversamento di Bulgaria, Romania (o Serbia), Ungheria, Austria, Repubblica Ceca prima di arrivare in Germania.

L’altro, quello di Grecia e Albania. L’opzione serba è appoggiata dai russi, quella rumena dagli italiani. Chi sarà il presidente di questa società? Forse non un italiano né un russo, ha detto Scaroni. Qualcuno ipotizza il nome dell’ex cancelliere tedesco Schroeder, già a capo del consorzio baltico North Stream. Non soltanto perché è amico di Putin. Ma perché occorrerà il fondamentale appoggio tedesco quando si dovrà trattare coi governi austriaci, cechi e ungheresi, dove l’influenza di Berlino è notoriamente determinante.